Preghiera del Mese Luglio 2026

La magnifica umanità
Lc 10, 25b- 37
Un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?”. Costui rispose: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso”. Gli disse: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”.
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è mio prossimo?”. Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?”. Quello rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ così”.
La nostra vita non è un cammino individuale, infatti il Vangelo e il carisma francescano ci chiamano a vivere “da fratelli”.
Siamo chiamati continuamente a guardare ai nostri fratelli con gli occhi di Cristo: ciascuno di loro è Cristo!
Parola di Papa Leone (lettera enciclica “Magnifica humanitas”)
- A tutti i fedeli cattolici, a tutti i cristiani, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà rivolgo un accorato appello: non temiamo di sporcarci le mani nel cantiere del nostro tempo. [Come Neemia], preghiamo, progettiamo con sapienza, lavoriamo con perseveranza, rimettendo Dio all’orizzonte del nostro agire e l’essere umano al centro delle nostre scelte. Allora le pietre scartate – i poveri, i malati, i migranti, i piccoli – diventeranno testata d’angolo, e sulla terra sorgerà una dimora comune solida e ospitale, dove l’amore e la verità finalmente s’incontreranno, la giustizia e la pace si baceranno (cfr Sal 85,11).
- […] quando la dignità dei fratelli è sfigurata, quando la politica non risponde ai drammi dell’umanità, quando l’economia si volge contro la persona o la scienza oltrepassa i limiti del suo metodo, la Chiesa – insieme alle altre confessioni cristiane e ai credenti di altre religioni – deve far udire la sua voce non per dominare, ma per servire la comunione.
- In molti ambiti sperimentiamo già una sorta di “solidarietà di fatto”: le nostre vite sono intrecciate, le economie e le comunicazioni globali fanno sì che ciò che accade in un luogo produca effetti lontani, e le reti digitali collegano in tempo reale persone e comunità di ogni parte del mondo. Questa trama di relazioni, però, non è ancora solidarietà in senso pieno se non diventa una scelta consapevole. La fede ci invita a leggere questa realtà come una chiamata: non siamo semplicemente vicini gli uni agli altri, ma affidati gli uni agli altri, perché ciascuno si faccia carico, per quanto può, della vita e delle ferite del fratello e della sorella. La solidarietà nasce proprio quando decidiamo di non rimanere indifferenti davanti a ciò che accade al nostro prossimo e trasformiamo legami inevitabili – economici, culturali, tecnologici – in percorsi di condivisione, di cooperazione e di cura reciproca, imparando a «pensare e agire in termini di comunità»
Il padre San Francesco ci insegna
(1Cel 17-18)
Il Santo si recò tra i lebbrosi e viveva con essi, per servirli in tutto per amor di Dio. Lavava le parti putrefatte e tergeva anche il sangue corrotto delle piaghe ulcerose, come egli stesso dice nel suo Testamento: “Quando ero ancora nei peccati, mi pareva troppo amaro vedere i lebbrosi, e il Signore mi condusse tra loro e con essi usai misericordia”. […] Quand’era ancora nel mondo e viveva vita mondana, egli si occupava degli altri poveri, li soccorreva generosamente nella loro indigenza e aveva affetto di compassione per tutti gli afflitti. Una volta, che aveva respinto malamente, contro la sua abitudine poiché era molto cortese, un povero che gli aveva chiesto l’elemosina, pentitosi subito, cominciò a dire fra sé che sarebbe stata una grande e vergognosa villania non esaudire le richieste fatte in nome di un Re così grande. Prese allora la risoluzione di non negar mai ad alcuno, per quanto era in suo potere, qualunque cosa gli fosse domandata in nome di Dio. E fu fedele a questo proposito, fino a donare tutto se stesso, mettendo in pratica, anche prima di predicarlo, il consiglio evangelico: Dà a chi ti domanda qualcosa e non voltar le spalle a chi ti chiede un prestito.
Il Santo di Assisi, che ci ha ispirato a vivere il Vangelo di Gesù, riconobbe l’intervento di Dio, che lo mandava incontro ai fratelli, ai fratelli col volto sfigurato.
Serve un cuore penitente, un cuore capace di conversione, per abbracciare l’umanità sofferente e per vedere in essa il volto di Dio.
Il Signore invita anche noi a superare le nostre personali resistenze per poter raggiungere coloro che ancora oggi sono piagati nel corpo o nello spirito, coloro che sono esclusi dalla ricchezza economica, culturale o spirituale di cui noi invece abbiamo parte. Siamo chiamati ad andare loro incontro, per condividere con ciascuno la consolazione di Dio e il suo amore, che anche noi possiamo testimoniare.
Siamo chiamati ad essere misericordiosi, come è misericordioso il Padre nostro.
Preghiamo
Padre buono, per mezzo del tuo Figlio, donaci uno sguardo nuovo.
Donaci di riconoscere te come Padre, la Chiesa come madre e ogni essere umano vero fratello e vera sorella.
Come hai fatto in Francesco, converti anche in noi mente e cuore, affinché siamo resi capaci di amare veramente, e l’amore si faccia servizio, accoglienza e perdono.
Te lo chiediamo per Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore. Amen