Preghiera del Mese Settembre 2026

Dalla Lettera ai Galati 6,9-10. 14-17
Fratelli quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la non circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto Israele di Dio. D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo.
Leggenda Maggiore di san Bonaventura 13,1.2.3 (cf. FF 1223.1224.1225)
Due anni prima che rendesse lo spirito a Dio, dopo molte e varie fatiche, la Provvidenza divina lo trasse in disparte (Cfr Mt 17,1), e lo condusse su un monte eccelso, chiamato monte della Verna.
A lui, dunque, fu detto interiormente da una voce divina che, all’apertura del Vangelo, Cristo gli avrebbe rivelato che cosa Dio maggiormente avrebbe gradito in lui e da lui.
Aperto il libro per tre volte, sempre si imbatté nella Passione del Signore: allora l’uomo pieno di Dio comprese che, come aveva imitato Cristo nelle azioni della sua vita, così doveva essere a lui conforme nelle sofferenze e nei dolori della Passione, prima di passare da questo mondo (Cfr Gv 13,11).
L’ardore serafico del desiderio, dunque, lo sopraelevava in Dio e un dolce sentimento di compassione lo trasformava in Colui che volle, per eccesso di carità (Cfr Ef 2,4), essere crocifisso.
Un mattino, all’appressarsi della festa dell’Esaltazione della santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide un Serafino, con sei ali tanto infocate quanto luminose, discendere dalla sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, giunse vicino, librato nell’aria, all’uomo di Dio, e allora apparve tra le sue ali l’effigie di un uomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi in forma di croce e confitti alla croce. Due ali si alzavano sopra il suo capo, due si stendevano a volare e due velavano tutto il corpo.
A quella vista si stupì fortemente, mentre gioia, mista a tristezza, gli inondava il cuore.
Provava letizia per l’atteggiamento gentile, con il quale si vedeva guardato da Cristo, sotto la figura del serafino; ma il vederlo confitto in croce gli trapassava l’anima con la spada (Cfr Lc 2,25) dolorosa della compassione.
Da qui comprese, finalmente, per divina rivelazione, lo scopo per cui la divina provvidenza aveva mostrato al suo sguardo quella visione, cioè quello di fargli conoscere anticipatamente che lui, l’amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo crocifisso, non mediante il martirio della carne, ma mediante l’incendio dello spirito.
San Francesco venne a La Verna con la speranza che attraverso la croce di Gesù fosse di nuovo guarito dalla sua frattura, trasformato in quella “nuova creazione” annunciata da San Paolo ai cristiani di Corinto. Aveva bisogno di toccare ancora una volta le ferite di Gesù crocifisso affinché il suo cuore e il suo spirito potessero essere guariti. Ma la storia delle Stimmate non finisce con Francesco che riceve una consolazione personale da Gesù, che prende la forma delle Stimmate. Quando ricevette questo dono, Francesco riconobbe più pienamente di essere attratto dal mistero della volontà di Dio di soffrire con tutti coloro che Dio aveva creato. Le ferite di Cristo sono le ferite dell’umanità e del creato. Noi, come Francesco, siamo invitati ad entrare in questa grande festa non solo per essere spiritualmente consolati, ma per essere trasformati in agenti della “nuova creazione”, messaggeri dell’amore, della fraternità universale e della restaurazione. Come Francesco, anche noi veniamo su questa montagna per essere guariti e rianimati. Veniamo per avere ancora una volta il coraggio di prendere la croce nella nostra vita quotidiana, una croce che porta le sofferenze di tutti i nostri fratelli e sorelle in tutto il mondo e quelle dell’universo creato (cf. Papa Francesco, Angelus, 30 agosto 2020). Solo chi è disposto a intraprendere questo difficile viaggio nelle tenebre e nel dolore di fronte all’umanità e all’ambiente naturale sperimenterà la pienezza della grazia che San Francesco ha sperimentato quando è stato segnato dalle ferite di Cristo. (Verna 17/9/2020 Fr. Michael A. Perry, OFM Ministro generale)
San Francesco,
uomo piagato dall’amore Crocifisso nel corpo e nello spirito,
guardiamo a te, decorato delle sacre stimmate,
per imparare ad amare il Signore Gesù,
i fratelli e le sorelle con il tuo amore, con la tua passione.
Con te è più facile contemplare e seguire
Cristo povero e Crocifisso.
Donaci, Francesco,
la freschezza della tua fede,
la certezza della tua speranza,
la dolcezza della tua carità.
Intercedi per noi,
perché ci sia dolce portare i pesi della vita
e nelle prove possiamo sperimentare
la tenerezza del Padre e il balsamo dello Spirito.
Le nostre ferite siano sanate dal Cuore di Cristo,
per diventare, come te, testimoni della sua misericordia,
che continua a guarire e a rinnovare la vita
di quanti lo cercano con cuore sincero.
O Francesco, reso somigliante al Crocifisso,
fa’ che le tue stimmate siano per noi e per il mondo
segni splendenti di vita e di risurrezione,
che indichino vie nuove di pace e di riconciliazione. Amen.
(papa Francesco 5/4/2024)
O Dio, che per infiammare il nostro spirito con il fuoco del tuo amore,
hai impresso nel corpo del serafico Padre san Francesco
i segni della passione del Figlio tuo:
concedi a noi, per sua intercessione,
di conformarci alla morte del Cristo per essere partecipi della sua risurrezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen