Preghiera del Mese Febbraio 2026

“La Parola di Dio abiti tra voi”
“La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre”. (Col 3, 16-17)
«“La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza”, è l’invito che oggi riceviamo dall’ apostolo Paolo. Il Santo Padre Leone XIV, all’inizio del suo pontificato ci invitava tutti: “Guardate a Cristo! Avvicinatevi a Lui! Accogliete la sua Parola che illumina e consola!” (Omelia 18 maggio 2025). Lasciamo che oggi Lui ci rivolga la sua Parola. Il suo parlare è sempre con amore e autorità trasformante: “di’ soltanto una parola”, come diceva il centurione romano. Una sola! Ha avuto una parola per Levi a quella tavola; una per Zaccheo su quel Sicomoro; una per Pietro, Giacomo e Giovanni in riva al mare; una per Maria fuori dal sepolcro… Ne ha una anche per noi. Lasciamo che Lui ci parli al cuore e facciamoci rimanere e dimorare nella sua Parola» (Dicastero per l’evangelizzazione, VII domenica per la Parola di Dio. Sussidio liturgico-pastorale. La Parola di Cristo abiti tra voi, p. 11).
“La Costituzione Dogmatica del Concilio Vaticano II Dei Verbum (1965), ci ricorda che «Dio invisibile nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi» (DV 2). È questo incontro che il Beato Allegra ha promosso senza mai stancarsi, per avvicinare la Parola di Dio a quel popolo con il quale aveva scelto di vivere e con i mezzi di cui disponeva. Oggi noi abbiamo molti modi per “ascoltare” la Parola – podcast biblici, app per la lettura quotidiana, intelligenza artificiale che legge e spiega le Scritture, versetti che circolano sui social. Eppure, viviamo un paradosso: l’ascolto autentico della Parola di Dio sembra sempre più raro. Il rumore digitale riempie ogni spazio, la velocità non lascia tempo alla profondità, gli algoritmi ci rinchiudono in bolle che confermano solo ciò che già pensiamo. Come tornare a un ascolto che non “consumi” la Parola, ma la accolga e le permetta di trasformare la vita? La testimonianza del Beato Allegra può guidarci. (…)
Dalla vita di P. Allegra emergono cinque criteri per l’ascolto della Parola, ancora vivi nell’attuale mondo digitale:
- SILENZIO PRIMA DELLA PAROLA. Il Beato Allegra pregava prima di tradurre. Il digitale ci bombarda di contenuti biblici da condividere, postare, diffondere. Ma: quando ascoltiamo davvero e come? L’ascolto richiede sottrazione, non aggiunta. Spegnere per ascoltare.
- PENSARE COME L’ALTRO. «Non si può tradurre in cinese senza pensare come un cinese», diceva. Oggi gli algoritmi ci rinchiudono in bolle dove ascoltiamo solo ciò che conferma le nostre idee. L’ascolto biblico invece ci apre all’altro, ci fa uscire da noi stessi.
- TEMPO E GESTAZIONE. Ventisei anni per una traduzione sono un richiamo serio nella cultura dell’immediatezza. Nell’era dell’instant, Fra Gabriele Allegra testimonia che la Parola non si consuma rapidamente. Come una madre porta il bambino per nove mesi, così la Parola chiede tempo, ruminazione, pazienza.
- COMUNITÀ INCARNATA. Capì subito di non poter fare da solo. Creò uno “Studio” – un luogo fisico dove italiani e cinesi lavoravano insieme, pregavano insieme, mangiavano insieme. Il digitale ci isola davanti agli schermi. L’ascolto biblico esige comunità incarnate, corpi e volti, non solo like.
- UMILTÀ DEL TESTIMONE. Non firmò mai con il suo nome. Quando vedeva un seminarista stanco, si metteva a lavare il pavimento con lui, cosa che fece anche durante la prigionia. Nell’epoca dei personal brand e degli influencer religiosi, il Beato Allegra mostra che la Parola chiede testimoni umili che non si sovrappongono al messaggio. (…)
Francesco d’Assisi aveva incarnato, otto secoli prima, questo stesso approccio alla Parola. Nella Regola non bollata ammoniva i frati a coltivare un cuore fertile: «Guardiamoci bene dall’essere la terra lungo la strada, o terra sassosa o invasa dalle spine, secondo quanto dice il Signore nel Vangelo: Il seme è la parola di Dio» (RnB 22). Non fu mai «ascoltatore sordo del Vangelo» (1Cel 9,22), ma obbediente ad essa grazie allo Spirito, che infonde vita alla Parola. Francesco meditava incessantemente la Parola ascoltata, la scolpiva indelebilmente nel cuore e la metteva in pratica con tutto il corpo, fino a farsi «lingua» (1Cel 4,97) del Vangelo stesso. Quando, malato, non poteva partecipare alla Messa, si faceva leggere il Vangelo del giorno. Lo fece anche prima di morire, quando ascoltò Gv 13, la lavanda dei piedi” (fr. Massimo Fusarelli, Spegnere per ascoltare. Lettera del Ministro Generale per la Domenica della Parola 2026).
O Dio, Signore del cielo e della terra,
rafforza la nostra fede e donaci un cuore che ascolta,
perché accogliamo la tua Parola
e sappiamo anche riconoscerla nelle profondità dell’uomo,
in ogni avvenimento della vita, nel gemito e nel giubilo del creato.
Per Cristo nostro Signore.