Preghiera del Mese Ottobre 2026

Alla morte dell’uomo – dice il saggio – sono svelate tutte le sue opere. È appunto ciò che vediamo gloriosamente compiuto nel santo. Sfinito da quella malattia così grave, che mise termine a ogni sua sofferenza, si fece deporre nudo sulla terra nuda, per essere preparato in quell’ora estrema.
Mentre i frati versavano amarissime lacrime e si lamentavano desolati, si fece portare del pane, lo benedisse, lo spezzò e ne diede da mangiare un pezzetto a ciascuno. Volle anche il libro dei Vangeli e chiese che gli leggessero il Vangelo secondo Giovanni: Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Trascorse i pochi giorni che gli rimasero in un inno di lode, invitando i suoi compagni dilettissimi a lodare con lui Cristo. Egli poi, come gli fu possibile, proruppe in questo salmo: Con la mia voce ho gridato al Signore, con la mia voce ho chiesto soccorso al Signore (sl.141). Invitava pure tutte le creature alla lode di Dio, e con certi versi, che aveva composto un tempo:
Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria, e l’honore et onne benedizione.
Ad Te solo. Altissimo, se Konfane
E nullu homo ène dignu Te mentovare.
Laudato sie, mi Signore, cum tutte le Tue creature,
spezialmente messer lo frate Sole,
lo qual è iorno et allumini noi per lui
et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significazione.
Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullo homo vivente po’ skappare.
Guai a quelli Ke morranno ne le peccata mortali;
beati quelloke trovarà ne le Tue santissime voluntati,
Laudate e benedicete mi’ Signore e rengraziate
E serviateli cum grande humilitate.
Giunse infine la sua ora, ed essendosi compiuti in lui tutti i misteri di Cristo, se ne volò felicemente a Dio.
Si radunò allora una grande quantità di gente, che lodava e glorificava il nome del Signore. Accorse in massa tutta la città di Assisi e si affrettarono pure dalla zona adiacente per vedere le meraviglie che il Signore aveva manifestato al suo servo.
(Testi tratti dal “Memoriale nel desiderio dell’anima” di Tommaso da Celano)
Lo stesso desiderio di conformità a Cristo e al suo mistero pasquale aveva segnato tutta la vita di Francesco: iniziò dall’incontro con i lebbrosi, dove “l’amaro che si muta in dolcezza d’animo e di corpo” (Test 3) rimanda proprio all’esperienza pasquale della morte che dona la vita. Un ulteriore passaggio fu il “dono dei fratelli” (Test 14), che condussero Francesco a sperimentare certamente la gioia della fraternità ma anche le dure difficoltà della stessa vita fraterna, che si andarono accentuando con gli anni in un susseguirsi di morti e risurrezioni. La presenza costante del mistero pasquale nella vita di Francesco trovò un punto culminante alla Verna, dove nelle stimmate prese carne la sua conformità al Cristo crocifisso e risorto, incontrato sotto l’aspetto del Cristo-serafino. Infine, la morte presso la Porziuncola portò a compimento questa presenza del mistero pasquale nella vita di Francesco. Nella sua vita, egli non ha percorso una via speciale, ma semplicemente ha vissuto il senso battesimale della vita cristiana, che consiste in questa partecipazione al mistero pasquale di Cristo.
Ciò che è straordinario in Francesco è l’assoluta fedeltà a questa comune e fondamentale vocazione cristiana, che è anche la nostra vocazione. Anche noi, infatti, possiamo riconoscere che in diversi passaggi della vita siamo chiamati a vivere la Pasqua, cioè a passare con fede attraverso difficoltà e tribolazioni per trovare la pace che viene da Dio. Come Francesco dovette “vivere la pasqua” molte volte, fino alla fine, così anche noi.
Questo messaggio rimanda al cuore del Vangelo, dove Gesù dice: «Chiunque vuol venire dietro a me rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua, perché chiunque vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e dell’evangelo, la salverà» (Mc 8,34-35). Questa parola, che rimanda al cuore del messaggio cristiano e che Francesco ha vissuto in pienezza, ci offre anche una chiave per comprendere il tempo che viviamo.
Gesù ci ha detto: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna» (Gv 12,24-25).
La morte di Francesco ci indica come egli, fino alla fine, ha voluto essere un seme caduto in terra che accetta di morire per produrre frutto. Francesco si è fidato totalmente della promessa del Signore, ha accettato di perdere la propria vita, nella logica della Pasqua di morte e risurrezione, e Dio lo ha reso seme fecondo di vita per una famiglia grande, che siamo tutti noi. Ciò che si è compiuto in Francesco manifesta la forza vivificante della Pasqua di Cristo e vogliamo che si compia anche in tutti noi, che seguiamo il Signore Gesù ispirandoci al modo in cui Francesco lo ha fatto. (Tratto dalla Lettera del ministro generale per la Solennità di san Francesco 2026)
Salve, Padre santo,
splendore della patria,
modello dei Minori,
specchio di virtù,
via di giustizia,
norma di vita:
guidaci da questo esilio
al regno dei cieli.
Preghiamo
O Dio, che nel Serafico Padre san Francesco,
povero e umile,
hai offerto alla tua Chiesa una viva immagine del Cristo,
concedi a noi
di seguire il tuo Figlio nella via del Vangelo
e di unirci a te in carità e letizia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen